Studio Via Margherita 44 - 87067 - Rossano
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Dovere di cronaca, diritto di vivere

Dovere di cronaca,diritto di vivere
Dovere di cronaca,diritto di vivere

L’idea che Milena Crupi ha avuto scaturisce da una riflessione che, a sua volta, trova la sua nascita dall’attentato de l’11 settembre 2001.

Da quel giorno, la pittrice si è accorta che tutto ciò che ci circonda riesce a condizionare la nostra vita modificandola anche nei piccoli gesti quotidiani.

Tutto ciò deriva, purtroppo, dalla proliferazione di avvenimenti tragici e negativi che, a loro volta, producono notizie che vengono, dapprima, riportate e, successivamente, ripetute in continuazione tanto da rimbalzare nella mente sino all’esasperazione.

Ecco, la Crupi dipinge l’esasperazione della notizia nella vita.

In altre parole, la riflessione della pittrice individua un elemento dirompente: nei giornali vengono raccontate storie che segnano per sempre una vita o quella di intere famiglie che, tuttavia, per chi non ne è colpito, rimane semplicemente una notizia da leggere e, subito dopo, dimenticata.

Ecco, l’originalità dell’idea delle opere: cercare di immortalare per sempre quell'attimo, quella vicenda umana, quella tragedia fondendo il giornale nel quadro sino a farlo diventare un tutt'uno con esso.

Ecco perché le figure umane dell’installazione sono avviluppate nei giornali; ecco perché ritroviamo costantemente il tema dei giornali all’interno dei quadri; ecco perché il mondo viene, simbolicamente, avvolto dalla carta stampata che lo percorre in tutta la sua estensione.

A significare che, al giorno d’oggi, nulla e nessuno può essere escluso dalla invasione giornalistica nel quotidiano. Quelle notizie ci entrano dentro fino a formarci o deformarci nel tempo, incidendoci e lasciandoci le “ Crepe del tempo”.

Certo il dovere di cronaca esiste ed è giusto che sia così. Ma è altrettanto giusto, dice la Crupi attraverso l’installazione, che ci sia il massimo rispetto per la vita altrui evitando di divulgarla senza alcun riserbo.

Al giorno d’oggi si parla troppo spesso e troppo facilmente della morte, dimenticandosi dello strazio cui è sottoposto chi patisce una tragedia e ha diritto alla massima riservatezza.

D’altro canto, anche chi ascolta la notizia ha diritto a non esserne violentato con visioni cruente e commenti cinici che nulla hanno a che vedere con il corretto esercizio del dovere di cronaca. Quello che l’artista contesta è il modo di dare la notizia, un modo strillato, sguaiato, dovuto alla spietata competizione tra le varie fonti informative.

Proprio questo metodo, usato per catturare l’attenzione del lettore-spettatore ha, a sua volta, snaturato il dovere di cronaca trasformandolo in un bombardamento di immagini e cronache spietate che hanno l’unico fine di fare “ audience “ impressionando l’opinione pubblica, disprezzando il diritto alla vita.

 

Il male ai bambini mutila il mondo

1^ ediz. della Biennale delle Arti – Reggia di Caserta 12\26 dicembre 2004

 

L’attenzione della pittrice, in questa seconda opera, si appunta sui bambini e lo fa nel modo, ormai consueto, che conosciamo, sviscerando la problematica che affligge queste piccole creature.

La maestria dell’artista si coglie sotto diversi profili che evidenziano una grande maturità artistica ed una sapiente eterogeneità dell'arte con doti poliedriche difficilmente riscontrabili nel vasto panorama artistico-culturale.

Infatti, da un lato, riesce ad assemblare armonicamente elementi semplici e estremamente diversi tra loro per denunciare avvenimenti laceranti e, dall’altro, inserisce delle infrastrutture artistiche appositamente create per rafforzare i concetti espressi con la forza della sua pittura.

In pochi metri quadri, con semplicità toccante, attraverso la posa in opera di alcuni manichini e di strisce di fotocopie, riesce a colpire l’osservatore facendolo sentire vittima e carnefice.

Vittima, nel momento in cui, conscio della tortura, della violenza a cui sono sottoposti questi innocenti, ci si rende conto di essere impotenti di fronte a tanto dolore.

Carnefice, nel momento in cui denuncia l’indifferenza a cui molto spesso si assiste nei confronti delle problematiche dei bambini.

L’artista riesce, magistralmente, con delle fotocopie, poste accanto e attorno ai manichini, unite e ripetute una dietro l’altra, con gradualità crescente o decrescente fino a diventare quasi un’ossessione, a farci immedesimare in quella madre immortalata in una fotografia di un giornale, ormai disperso, che urla il suo terribile dolore, a cui assistiamo impotenti.

A farci sentire, nel senso più maestoso del termine, la disperazione di Papa Woytila che si tiene la testa fra le mani, anche lui impotente di fronte a tanta devastazione.

A coronare quest’opera ( e a completarla ) ecco due quadri, che la pittrice ha inserito all’interno dell’installazione, e che appuntano l’attenzione dello spettatore mettendolo a nudo con sé stesso e anticipandogli le conseguenze dei suoi gesti.

In uno spunta il volto di un bimbo dietro una grata o un reticolato che, parlando attraverso gli occhi, rivolge una supplica di salvezza o, almeno, di aiuto; nell’altro, viene rappresentata la conseguenza dell’indifferenza all’implorazione, come ci fa capire la stessa immagine, dello stesso bimbo, dipinta sulla tela vicina, ma tagliata e grondante sangue.

Ecco, la conclusione che emerge dall’analisi di quest’opera è che il profondo significato del male ai bambini che mutila il mondo, secondo la pittrice, non deve essere limitato solo alla violenza – gravissima - su delle creature innocenti e indifese ma anche che tale mutilazione, se scivola nell’indifferenza o nella voluta inattività, affonda dentro di noi, mutilando anche la nostra anima.

Presentazione critica a cura di

Prof. On.le Alberto Sarra

Docente presso l'Università degli studi di Catanzaro